è una faccenda seria, ma per chi ama le due ruote porta con sé un effetto collaterale curioso: temperature miti anche in inverno. Viaggiare in moto a fine novembre non è più un’utopia, e molti motociclisti iniziano a chiedersi se abbia ancora senso sospendere l’assicurazione durante i mesi freddi.
E io? Io ormai ho smesso di farmi domande. L’assicurazione non la sospendo mai, quindi tanto vale approfittarne. Vuoi mettere il piacere di un giro in moto alle porte dell’inverno, con il sole che scalda l’asfalto come fosse marzo? C’è chi pensa al cambiamento climatico come a una tragedia annunciata e chi, nel frattempo, accende la moto e si gode la strada. Scusami, Greta.
Prima di partire, giusto un rapido check: pressione delle gomme, batteria carica, telecamera e treppiede a posto (che sennò i selfie come me li faccio?). Poi tappa in gioielleria per fare il pieno, con buona pace degli ecologisti, e via, direzione colline dell’Oltrepò Pavese. Strade sinuose, panorami spettacolari e quel gusto di libertà che solo la moto sa regalare.
E se poi il mondo finirà arrosto per via del riscaldamento globale, io sarò lì, in mezzo alle fiamme, a fare burn-out. Se solo ne fossi capace.
…che troppo spesso sembrano quelle di Baghdad. Qui è sempre un terno al lotto: l’asfalto può essere perfetto o un vero e proprio campo di battaglia da lasciarci sospensioni, cerchi e, perché no, otturazioni.
Nel mio caso, il percorso è a prova di bomba: non c’è bisogno di improvvisarsi The Hurt Locker, il manto stradale è in buone condizioni. Le colline dell’Oltrepò mi abbracciano e sorprendono dopo il breve tratto autostradale tra Milano e la Strada Statale dei Giovi. I vigneti della parte settentrionale lasciano il posto ai boschi mano a mano che si sale di altitudine.
Il confine tra queste aree è segnato dal Passo del Carmine. Da qui si può anche scendere direttamente nella Val Tidone, passando per la Diga del Molato, che forma il Lago di Trebecco. È un piacere esplorare questa zona, con paesaggi che sembrano usciti da un quadro.
e infatti, qui ne hai ben quattro tra cui scegliere. Questo è uno dei motivi che mi portano spesso in zona: la rete di asfalto che circonda questo passo è così fitta che ho mille possibilità per arrivare alla stessa destinazione. Noia: zero. Goduria motociclistica: uno.
Come anticipavo, il Passo del Penice è raggiungibile tutto l’anno, anche se dopo novembre e prima di marzo è sconsigliato per via della neve (poco probabile) e del ghiaccio (molto più probabile). Soprattutto nei tratti più in ombra, dove l’umidità si trasforma in una pista di pattinaggio in un attimo.
Ne ho fatto esperienza a novembre, durante l’ultimo giro della stagione. E come si guida la moto se la strada è ghiacciata? Bella domanda. Io ho applicato la rinomata tecnica del chiappe strette e via andare. Sembra funzionare, perché non sono finito per terra a fare il remake (ancora più) sfigato di una partita di curling.
Arrivato al passo, l’iconico piazzale mi accoglie con un tripudio di moto (in realtà erano quattro, data la stagione) che sgasano al mio arrivo. Due chiacchiere con i bro motociclisti: c’è chi è scappato dalla moglie per evitare l’IKEA, chi la moglie se l’è portata dietro volentieri (non poteva dire il contrario, a meno di non rischiare un coppino intergalattico) e chi, come me, è uscito solo per macinare chilometri e spegnere il cervello.