Da Milano al Passo del Penice in Moto, tra Bobbio e Val Trebbia

Vigneti, ponti del diavolo e un passo che non delude mai, nemmeno a novembre

Facciamo il punto

Divertimento
Paesaggi
Condizioni Strada
Ristorazione
Evergreen per i motociclisti lombardi ed emiliani, il Passo del Penice è una meta imperdibile in ogni stagione. Grazie alla sua scarsa elevazione, è perfetto sia per le prime uscite primaverili che per le ultime fughe tra autunno e inverno.

Questo itinerario ti porterà dalla campagna del Pavese alle colline dell’Oltrepò, fino alle curve dell’Appennino ligure salendo al Passo del Penice dove sostare al Bar Buscaglia (il mio date fisso: pisarei e fasò). Segue una passeggiata digestiva a Bobbio, uno dei borghi più affascinanti d’Italia. Oltre al celebre Ponte del Diavolo, qui troverai vicoli medievali, l’Abbazia di San Colombano e una vista unica sulla Val Trebbia.

Al ritorno, non mancheranno altri passi e strade panoramiche, verso la Val Tidone, per una gita fuori porta a breve distanza da Milano.
Le informazioni e le descrizioni riportate si basano sull’esperienza diretta maturata durante il percorso, nelle condizioni riscontrate al momento del passaggio. Stato delle strade, fondo, traffico, eventuali chiusure o variazioni possono cambiare anche in tempi brevi. Non viene assunta alcuna responsabilità per difformità rispetto a quanto descritto o per eventuali conseguenze derivanti dall’utilizzo di queste informazioni. In caso di dubbi, usare sempre la testa e adeguare la guida alle condizioni reali.

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Per essere puntigliosi

Il racconto del viaggio

Il Riscaldamento Globale

è una faccenda seria, ma per chi ama le due ruote porta con sé un effetto collaterale curioso: temperature miti anche in inverno. Viaggiare in moto a fine novembre non è più un’utopia, e molti motociclisti iniziano a chiedersi se abbia ancora senso sospendere l’assicurazione durante i mesi freddi.
E io? Io ormai ho smesso di farmi domande. L’assicurazione non la sospendo mai, quindi tanto vale approfittarne. Vuoi mettere il piacere di un giro in moto alle porte dell’inverno, con il sole che scalda l’asfalto come fosse marzo? C’è chi pensa al cambiamento climatico come a una tragedia annunciata e chi, nel frattempo, accende la moto e si gode la strada. Scusami, Greta.
Prima di partire, giusto un rapido check: pressione delle gomme, batteria carica, telecamera e treppiede a posto (che sennò i selfie come me li faccio?). Poi tappa in gioielleria per fare il pieno, con buona pace degli ecologisti, e via, direzione colline dell’Oltrepò Pavese. Strade sinuose, panorami spettacolari e quel gusto di libertà che solo la moto sa regalare.

E se poi il mondo finirà arrosto per via del riscaldamento globale, io sarò lì, in mezzo alle fiamme, a fare burn-out. Se solo ne fossi capace.

Oltrepò Pavese, Terra di Vini e di Strade

…che troppo spesso sembrano quelle di Baghdad. Qui è sempre un terno al lotto: l’asfalto può essere perfetto o un vero e proprio campo di battaglia da lasciarci sospensioni, cerchi e, perché no, otturazioni.
Nel mio caso, il percorso è a prova di bomba: non c’è bisogno di improvvisarsi The Hurt Locker, il manto stradale è in buone condizioni. Le colline dell’Oltrepò mi abbracciano e sorprendono dopo il breve tratto autostradale tra Milano e la Strada Statale dei Giovi. I vigneti della parte settentrionale lasciano il posto ai boschi mano a mano che si sale di altitudine.

Il confine tra queste aree è segnato dal Passo del Carmine. Da qui si può anche scendere direttamente nella Val Tidone, passando per la Diga del Molato, che forma il Lago di Trebecco. È un piacere esplorare questa zona, con paesaggi che sembrano usciti da un quadro.

Tutte le Strade portano al Penice

e infatti, qui ne hai ben quattro tra cui scegliere. Questo è uno dei motivi che mi portano spesso in zona: la rete di asfalto che circonda questo passo è così fitta che ho mille possibilità per arrivare alla stessa destinazione. Noia: zero. Goduria motociclistica: uno.

Come anticipavo, il Passo del Penice è raggiungibile tutto l’anno, anche se dopo novembre e prima di marzo è sconsigliato per via della neve (poco probabile) e del ghiaccio (molto più probabile). Soprattutto nei tratti più in ombra, dove l’umidità si trasforma in una pista di pattinaggio in un attimo.
Ne ho fatto esperienza a novembre, durante l’ultimo giro della stagione. E come si guida la moto se la strada è ghiacciata? Bella domanda. Io ho applicato la rinomata tecnica del chiappe strette e via andare. Sembra funzionare, perché non sono finito per terra a fare il remake (ancora più) sfigato di una partita di curling.

Arrivato al passo, l’iconico piazzale mi accoglie con un tripudio di moto (in realtà erano quattro, data la stagione) che sgasano al mio arrivo. Due chiacchiere con i bro motociclisti: c’è chi è scappato dalla moglie per evitare l’IKEA, chi la moglie se l’è portata dietro volentieri (non poteva dire il contrario, a meno di non rischiare un coppino intergalattico) e chi, come me, è uscito solo per macinare chilometri e spegnere il cervello.
Qui, due scelte: il Ristorante Lo Scarpone o il Bar Buscaglia, dove ormai sono di casa. Un bicchierino di rosso, un po’ di affettato e gli immancabili pisarei e fasò, che danno quella spinta in più quando torno in sella.

Prima di andare a Bobbio a darmi arie di persona acculturata, c’è una tappa obbligatoria: la Fonte delle Gemelle. Lascia un’offerta, canta inni e pronuncia i tuoi desideri più segreti. Chissà che l’arcano potere magico del Sacro Duo non li esaudisca!
Giovanni Camusso in moto verso il Passo del Penice su strada panoramica tra Bobbio e la Val Trebbia
Strada del Passo del Penice in moto durante l’autunno
Ingresso e facciata del Bar Trattoria Buscaglia, tappa gastronomica sul Passo del Penice

Bobbio, borgo medievale tra i più belli d’Italia

mi vede arrivare con quell’aria da esploratore della domenica, casco sotto braccio e voglia di perdermi tra le pieghe del tempo. Il primo incontro è con il Ponte Gobbo, il mitico Ponte del Diavolo, che si allunga irregolare sopra il Trebbia, quasi fosse stato disegnato da un ubriaco. La leggenda racconta che il diavolo l’abbia costruito in una notte, ma a giudicare dai sassi levigati e dai secoli che si porta addosso, direi che il tempo ci ha messo del suo. Il fiume scorre lento sotto le arcate e la valle intorno è un dipinto verde e azzurro.

Mi inoltro nel borgo, camminando su ciottoli che hanno visto passare monaci, mercanti e avventurieri ben più seri di me. Le case in pietra mi scrutano dai loro balconi fioriti, le botteghe profumano di salumi e formaggi da peccato capitale. L’Abbazia di San Colombano si presenta con la sua imponenza silenziosa: fondata nel VII secolo, è stata un faro di cultura quando il resto d’Europa era ancora in alto mare. Entro nel chiostro e il tempo si ferma: le colonne raccontano storie in sussurri di pietra, e nella penombra della cripta riposa il santo che ha dato il via a tutto.
1. ovviamente, signor agente, è meramente una licenza poetica. Avendo già bevuto un bicchiere a pranzo, non oserei mai berne un altro, o addirittura due! Che sconsiderato sarei!

Il riscaldamento globale è una tragedia…

che la comunità dei moto-power-rangers chiama anche Zambla Circuit, è un passo di montagna di altezza piuttosto modesta ma da cui si gode un bel panorama sulle prealpi e presenta alcune curve veramente interessanti. O per meglio dire presentava: in questi ultimi mesi⁴ l’asfalto era un po’ dissestato, con qualche buca e tracce di scavi recenti. Insomma, il percorso rimane bello e godibile ma finché il manto stradale non sarà rifatto, magari è il caso di godersi il paesaggio senza pensare di grattare le pedane.
L’iconico curvone, dove è presente il murales dedicato al circuito, te lo puoi fare invece tranquillamente col ginocchio a terra, stando sempre attento a rispettare gli altri utenti della strada e a non fare eccessivamente il pirla. Saluto il monte Alben che si staglia alla mia sinistra, mi inserisco nel punto di corda e giro bene la testa. La moto scende da sola e stacco la mano per accarezzare l’asfalto… ma dai, chi sto prendendo in giro?!

Sarebbe la fine ma

ma cui prodest?
Follow the money: è seguendo i flussi di denaro che si scoprono verità nascoste. In Italia sono registrati oltre 7 milioni di motocicli. Se nessuno sospendesse più la polizza in inverno, le assicurazioni italiane guadagnerebbero circa 3,4 miliardi di euro in più all’anno.
Ed ecco la verità: il riscaldamento globale è una cospirazione delle assicurazioni moto.
SAPEVATELO.
Pisarei e fasò serviti con bicchiere di vino rosso al Bar Buscaglia, lungo il giro in moto al Passo del Penice
Giovanni Camusso alla Fonte delle Gemelle durante il giro in moto al Passo del Penice
Moto parcheggiata con vista sui colli piacentini vicino a Bobbio

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