Come scegliere il casco da moto…senza perdere la testa.

Tre caschi. Una testa sola. E già quella mi dà abbastanza problemi.

Nel mio garage ci sono tre caschi. Non perché sia uno shopper compulsivo (parliamone…), ma perché uso la moto in modi diversi: per viaggiare, per impolverarmi e per sopravvivere al traffico milanese.

Tre caschi per tre utilizzi diversi. Esagerato? Forse. Ma se ti stai chiedendo come scegliere il casco da moto, sappi che non esiste una risposta universale.

Prima di presentarti i miei giocattoli, però, parliamo di quello che conta davvero: omologazione, protezione e vestibilità. Perché la grafica più bella del mondo non ti protegge dagli impatti.

Omologazione casco moto: ECE 22.06, prima la testa, poi le grafiche

Puoi avere la grafica di Valentino Rossi e gli spoiler di un caccia stellare, ma se il casco non è omologato hai un problema. E non soltanto con la Polizia Stradale.

In Italia, l’articolo 171 del Codice della Strada impone l’utilizzo di un casco regolarmente omologato e allacciato. Il riferimento è il Regolamento ONU n. 22, meglio conosciuto come ECE 22, che stabilisce i requisiti di sicurezza dei caschi motociclistici.

E no, non basta prendere una calotta, darle due martellate e dichiararla sicura.

Per ottenere l’omologazione, i caschi devono superare una serie di test di laboratorio che mettono alla prova praticamente ogni componente:
  • Test d’impatto: il casco, montato su una testa strumentata, viene fatto cadere contro superfici rigide, piane o sagomate, per misurare quanta energia viene trasmessa alla testa.
  • Test di impatto obliquo: simulano urti contro superfici inclinate, misurando le accelerazioni rotazionali che possono contribuire a provocare lesioni cerebrali.
  • Test della mentoniera: verificano la capacità di assorbire gli urti nella zona del mento, quando presente e dichiarata protettiva.
  • Test di ritenzione: cinturino e sistema di chiusura vengono sottoposti a forti sollecitazioni, verificando anche che il casco non si sfili facilmente.
  • Test di visiera e calotta: comprendono prove di resistenza, rigidità, qualità ottica, attrito e comportamento a temperature estreme.


Praticamente un’intera puntata di Takeshi’s Castle. Solo che qui, fortunatamente, a prendere le botte sono i caschi e non i concorrenti.

ECE 22.05 o 22.06: cosa cambia davvero?

La ECE 22.06 è la versione più recente della normativa e introduce prove più articolate rispetto alla precedente 22.05.
Tra le novità più importanti ci sono gli impatti a differenti velocità, i test su ulteriori punti della calotta e le nuove misurazioni delle accelerazioni rotazionali. Sono state ampliate anche le verifiche su visiere, visierini parasole e accessori integrati.

Il motivo è semplice: durante una caduta, la testa difficilmente incontra l’asfalto con la precisione geometrica di un tuffatore olimpico. Gli urti possono avvenire in modi differenti, ed è proprio questa complessità che la nuova normativa cerca di riprodurre meglio.

Hai ancora un casco ECE 22.05? No, non sei di colpo diventato membro di una gang fuorilegge, né un criminale incallito. Ma se ne acquisti uno nuovo, punta sul 22.06.

E DOT, Snell, FIM e SHARP?

Sono altre sigle che potresti incontrare:
DOT è lo standard americano, mentre Snell prevede certificazioni volontarie con prove specifiche. FIM identifica anche standard più severi per i caschi destinati alle competizioni motociclistiche.

SHARP, invece, è un programma britannico indipendente che sottopone i caschi a ulteriori crash test e assegna un punteggio da una a cinque stelle. Quest’ultimo è particolarmente interessante perché mette in evidenza una differenza fondamentale: essere omologati non significa offrire tutti lo stesso livello di protezione.

L’omologazione certifica il rispetto di determinati requisiti, non stabilisce una classifica dei caschi più sicuri.

Sigle P, J, P/J: non è la battaglia navale

Come verificare l’omologazione? Controlla l’etichetta cucita sul cinturino.

Troverai una E cerchiata, accompagnata dal numero del Paese che ha rilasciato l’omologazione, e un codice le cui prime due cifre identificano la serie normativa: 05 oppure 06.

Troverai inoltre alcune lettere che indicano la tipologia di protezione:
  • P: mentoniera protettiva omologata, come negli integrali.
  • J: casco jet, senza protezione omologata del mento.
  • P/J: casco modulare omologato sia chiuso sia aperto.
  • NP: mentoniera presente, ma non omologata come protettiva.

Non è la battaglia navale. Sono sigle che contano, perché il mento non è un accessorio optional. E quando si incontra l’asfalto senza appuntamento, sarebbe meglio avere tutte le protezioni possibili, o potresti finire per recitare nel prossimo classicone di Hollywood: Via col Mento.
Motociclista seduto su una Ducati DesertX che esamina un casco adventure Airoh nero, con un casco jet sulle gambe e un casco da enduro bianco e rosso sullo specchietto
Dettaglio dell’etichetta di omologazione cucita sul cinturino di un casco Airoh, con la E cerchiata seguita dal numero 3 e il codice 062149/P, più un QR code sul cinturino

Taglia e vestibilità del casco: non sei un BobbleHead

La sicurezza di un casco da moto non dipende soltanto dall’omologazione. Anche la vestibilità è fondamentale.
Un casco deve aderire bene, restare fermo quando muovi la testa e non creare punti di pressione dolorosi.

Se balla come te a un matrimonio dopo il terzo Negroni, è troppo grande. Se dopo cinque minuti ti sembra di avere la fronte in una morsa medievale, probabilmente è troppo stretto oppure la sua forma non è adatta alla tua testa.

Come capire se il casco è della taglia giusta? Indossalo e immagina di essere un bobblehead sul cruscotto della macchina. Shakera e verifica che non ruoti facilmente sulla testa. Controlla che il cinturino si chiuda correttamente. Le imbottiture, con l’utilizzo, tendono ad assestarsi: non comprare quindi un casco già largo in partenza.

E soprattutto, non scegliere la taglia in base alla tua autostima. Quella, a differenza della circonferenza cranica, può essere smisurata. Non vinci niente se ce l’hai più grosso, in questo caso la dimensione giusta conta.

Tipologie di caschi da moto: adventure, enduro o jet?

Integrale, modulare, adventure, enduro, jet. Il mercato offre caschi per tutte le teste e quasi tutte le esigenze.

Quale casco scegliere in base all’utilizzo? Dipende da dove vai, come guidi e quanto tempo trascorri in sella. Un casco pensato per macinare chilometri in autostrada deve rispondere a esigenze diverse rispetto a uno progettato per il fuoristrada.

Io ho risolto il problema con tre caschi Airoh. Ognuno con il proprio carattere.

Airoh Commander 2 - Il secchione della classe, ma con stile.

È il mio allrounder, un casco adventure perfetto per viaggiare e affrontare percorsi misti tra asfalto e sterrato.
Visiera, visierino parasole, frontalino removibile e aerodinamica studiata per l’adventouring. Praticamente un coltellino svizzero da indossare.

Tolgo il frontalino ed il look super sportivo è assicurato. È il casco che scelgo quando parto senza sapere esattamente dove finirò e soprattutto su che terreno.

Bravo in tutto, sempre preparato. Il secchione della classe, insomma. Ma con molto più stile.

Airoh Twist 3 - Qui si mangia polvere. Letteralmente.

Quando finisce l’asfalto, entra in scena il Twist 3.
La differenza tra casco adventure ed enduro sta soprattutto nella specializzazione. Il secondo privilegia leggerezza, ventilazione e utilizzo con mascherina. La mentoniera pronunciata lascia maggiore spazio davanti alla bocca per un flusso maggiore d’aria, mentre il frontalino aiuta a ripararsi da sole e detriti.

Caratteristiche preziose quando affronti uno sterrato sotto il sole d’agosto, con la maglietta che sembra uscita dalla lavatrice. Prima della centrifuga.

Si può usare un casco da enduro su strada? Certamente, purché sia omologato e utilizzato con un’adeguata protezione degli occhi. Ma sulle lunghe percorrenze veloci il frontalino risente maggiormente del vento e l’isolamento acustico non è quello di un casco stradale.

Tutta quell’aria gratis, prima o poi, presenta il conto.

Airoh Kombakt - Piccolo, pratico. Ma non fa miracoli.

Per gli spostamenti in città uso il Kombakt, un casco jet compatto e pratico.

Comodo da indossare, poco ingombrante e particolarmente adatto alla quotidianità, quando il viaggio più avventuroso della giornata consiste nell’attraversare Milano nell’ora di punta.

Ma attenzione: la sicurezza di un casco jet presenta un limite preciso. Il mento resta scoperto.

E con il mento, la faccia. Ed è proprio questa la principale differenza tra casco jet e integrale: il secondo, se omologato P, offre una protezione del volto che il primo non possiede.

Il jet rimane una scelta pratica, ma bisogna conoscerne i compromessi. Tipo il rischio di replicare l’iconica scena di American History X con il marciapiede. Apri grande…
Tre caschi Airoh in un garage: un jet nero opaco in alto, un casco da enduro bianco e rosso e un casco adventure nero con frontalino in basso
Casco da enduro Airoh Twist 3 bianco e rosso con mascherina a lente specchiata arancione, appoggiato sullo specchietto di una Ducati DesertX in un prato, con alberi e cielo azzurro

Perché ho scelto tre caschi Airoh?

Tre caschi, tutti Airoh. Coincidenza? Macché.
Mi trovo bene con la vestibilità, adoro il design e mi piace sostenere le aziende italiane che sanno fare il proprio mestiere. Se poi sono locali, ancora meglio!

Ma attenzione: il casco giusto non si sceglie per simpatia verso il marchio. Un modello perfetto per la mia testa potrebbe essere completamente inadatto alla tua.

E nemmeno il prezzo, da solo, è una garanzia di maggiore protezione. Un casco costoso può offrire materiali più ricercati, finiture migliori, minor peso e maggiore comfort, ma potrebbe essere anche puramente una scelta di posizionamento sul mercato. Per scegliere bene bisogna partire da omologazione, vestibilità e tipologia di protezione.

Non ti servono necessariamente tre caschi, né devi spendere una fortuna per forza. Devi scegliere quello più adatto a come vai in moto, assicurarti che calzi correttamente e indossarlo sempre ben allacciato.

Perché alla fine il casco migliore non è quello che fa girare più teste quando passi.
È quello che protegge la tua. La testa è una. Vedi di usarla.

Altri articoli che potrebbero piacerti