La sicurezza di un casco da moto non dipende soltanto dall’omologazione. Anche la vestibilità è fondamentale.
Un casco deve aderire bene, restare fermo quando muovi la testa e non creare punti di pressione dolorosi.
Se balla come te a un matrimonio dopo il terzo Negroni, è troppo grande. Se dopo cinque minuti ti sembra di avere la fronte in una morsa medievale, probabilmente è troppo stretto oppure la sua forma non è adatta alla tua testa.
Come capire se il casco è della taglia giusta? Indossalo e immagina di essere un bobblehead sul cruscotto della macchina. Shakera e verifica che non ruoti facilmente sulla testa. Controlla che il cinturino si chiuda correttamente. Le imbottiture, con l’utilizzo, tendono ad assestarsi: non comprare quindi un casco già largo in partenza.
E soprattutto, non scegliere la taglia in base alla tua autostima. Quella, a differenza della circonferenza cranica, può essere smisurata. Non vinci niente se ce l’hai più grosso, in questo caso la dimensione giusta conta.
Integrale, modulare, adventure, enduro, jet. Il mercato offre caschi per tutte le teste e quasi tutte le esigenze.
Quale casco scegliere in base all’utilizzo? Dipende da dove vai, come guidi e quanto tempo trascorri in sella. Un casco pensato per macinare chilometri in autostrada deve rispondere a esigenze diverse rispetto a uno progettato per il fuoristrada.
Io ho risolto il problema con tre caschi Airoh. Ognuno con il proprio carattere.
È il mio allrounder, un casco adventure perfetto per viaggiare e affrontare percorsi misti tra asfalto e sterrato.
Visiera, visierino parasole, frontalino removibile e aerodinamica studiata per l’adventouring. Praticamente un coltellino svizzero da indossare.
Tolgo il frontalino ed il look super sportivo è assicurato. È il casco che scelgo quando parto senza sapere esattamente dove finirò e soprattutto su che terreno.
Bravo in tutto, sempre preparato. Il secchione della classe, insomma. Ma con molto più stile.
Quando finisce l’asfalto, entra in scena il Twist 3.
La differenza tra casco adventure ed enduro sta soprattutto nella specializzazione. Il secondo privilegia leggerezza, ventilazione e utilizzo con mascherina. La mentoniera pronunciata lascia maggiore spazio davanti alla bocca per un flusso maggiore d’aria, mentre il frontalino aiuta a ripararsi da sole e detriti.
Caratteristiche preziose quando affronti uno sterrato sotto il sole d’agosto, con la maglietta che sembra uscita dalla lavatrice. Prima della centrifuga.
Si può usare un casco da enduro su strada? Certamente, purché sia omologato e utilizzato con un’adeguata protezione degli occhi. Ma sulle lunghe percorrenze veloci il frontalino risente maggiormente del vento e l’isolamento acustico non è quello di un casco stradale.
Tutta quell’aria gratis, prima o poi, presenta il conto.
Per gli spostamenti in città uso il Kombakt, un casco jet compatto e pratico.
Comodo da indossare, poco ingombrante e particolarmente adatto alla quotidianità, quando il viaggio più avventuroso della giornata consiste nell’attraversare Milano nell’ora di punta.
Ma attenzione: la sicurezza di un casco jet presenta un limite preciso. Il mento resta scoperto.
E con il mento, la faccia. Ed è proprio questa la principale differenza tra casco jet e integrale: il secondo, se omologato P, offre una protezione del volto che il primo non possiede.
Il jet rimane una scelta pratica, ma bisogna conoscerne i compromessi. Tipo il rischio di replicare l’iconica scena di American History X con il marciapiede. Apri grande…