WorldSBK: non chiamatela l’altra MotoGP

Da Donington 1988 al WorldSBK di Cremona: quasi quarant’anni di Superbike, moto derivate dalla produzione e un paddock che permette di vivere le corse da una distanza decisamente diversa.

WorldSBK e MotoGP: siamo sicuri che abbia senso confrontarle?

Non era la mia prima volta in WorldSBK, anzi! Ormai ho perso il conto delle volte in cui sono andato a vedere la Superbike dal vivo. E, soprattutto, me ne sono innamorato da un pezzo.

Eppure ogni volta che si parla di WorldSBK e MotoGP il confronto arriva puntuale. Prototipi contro derivate di serie. La “classe regina” e quell’altra. Come se per capire la Superbike fosse necessario stabilire dove posizionarla rispetto a qualcos’altro.

Al WorldSBK di Cremona ho deciso di fare una cosa diversa: vivere il weekend ancora più da vicino, attraverso l’hospitality The Garage e le experience collegate.

Ed è lì che una cosa che avevo già intuito negli anni mi è diventata definitivamente chiara: il WorldSBK non è una MotoGP con qualcosa in meno. È un modo diverso, e soprattutto molto più ravvicinato, di vivere le corse.

La storia del WorldSBK: quando le moto della domenica assomigliavano a quelle del lunedì

3 aprile 1988, Donington Park.
Venticinque piloti prendono il via al primo round della storia del Campionato Mondiale Superbike. Davide Tardozzi vince Gara 1 con la Bimota, Marco Lucchinelli Gara 2 con la Ducati; a fine stagione Fred Merkel diventerà il primo campione del mondo della categoria.

Ma nomi e statistiche raccontano solo metà della storia.

La vera novità sono le moto: il nuovo Mondiale nasce infatti attorno a modelli derivati dalla produzione. Non erano certo le stesse moto parcheggiate fuori dal circuito, ovviamente. Ma almeno avevano un certo grado di parentela, ben riconoscibile.

Negli anni Novanta arriveranno Fogarty, Russell, Corser e una generazione capace di trasformare quella formula in uno spettacolo enorme. Ma il legame originale resta quello: da una parte la pista, dall’altra la strada, in mezzo un filo abbastanza corto da riuscire ancora a vederlo.

Quasi quarant’anni dopo le moto del WorldSBK sono diventate mostruosamente sofisticate.
Ma quella sensazione di vicinanza non è sparita. Ha semplicemente cambiato forma.

WorldSBK Cremona: la differenza è la distanza

Se frequenti il paddock WorldSBK, una certa vicinanza al mondo delle corse la conosci già. A Cremona, però, ho voluto vedere quanto fosse possibile spingersi oltre. La risposta è: parecchio.

The Garage WorldSBK è stata la mia base durante il weekend e, più che una hospitality nel senso classico del termine, si è rivelata un punto privilegiato dal quale vivere ancora più intensamente tutto quello che succede nel paddock. Mangi, bevi qualcosa, segui quello che succede sugli schermi. Poi esci e quello che un attimo prima stavi guardando in TV ti passa davanti.
Letteralmente.
Piloti che attraversano il paddock. Meccanici che spingono le moto. Motori che si accendono nei box. Il rumore secco delle pistole pneumatiche. L’odore dei freni, della benzina e della gomma.
Il WorldSBK, invece, a volte sembra volerti portare “dentro” le gare.
Pilota con tuta verde Kawasaki tiene il cartello del primo posto nel parc fermé, festeggiato dal team e dai tifosi dietro le transenne
Pilota Ducati Aruba.it Racing in sella in pit lane, circondato da meccanici e operatori, sotto il portale Regione Lombardia

The Garage WorldSBK: dentro il paddock, ancora di più

A Cremona ho scoperto che quella distanza poteva accorciarsi ancora. La mia base per il weekend è stata The Garage, l’hospitality ufficiale WorldSBK. È uno spazio a numero limitato proprio accanto al podio, dove tra una sessione e l’altra puoi fermarti per colazione, pranzo o merenda. Comodo, certo. Ma ridurre The Garage a un posto dove mangiare e riposarsi tra una gara e l’altra significherebbe non averne capito il senso.

Il suo vero valore è l’accesso.
The Garage diventa una sorta di base operativa nel cuore del paddock dalla quale, durante il weekend, puoi oltrepassare alcune di quelle barriere che normalmente separano chi guarda le corse da chi le vive dall’interno.
La Pit Walk è il primo assaggio e probabilmente quella che restituisce meglio il quadro generale: percorri la Pit Lane davanti a tutti i box, con le moto a pochi metri e i meccanici al lavoro.

Con il Parc Fermé Terrace osservi dall’alto moto, piloti e squadre festeggiare nei minuti immediatamente successivi alla gara, durante le interviste che precedono la premiazione. Con la Podium Celebration passi addirittura dall’altra parte delle barriere e finisci sotto al podio proprio durante la premiazione, abbastanza vicino da prenderti anche la doccia di Prosecco quando iniziano a sbocciare le bottiglie. Con la Photo Podium, invece, sul gradino più alto ci sali tu per la foto di rito. Per qualche secondo sei campione del mondo senza aver fatto assolutamente nulla per meritartelo: un risultato sportivo che sento particolarmente mio.
Ci sono poi la fast lane per i Meet & Greet con i piloti e i giochi a premi. Io sono tornato a casa anche con uno zaino SHAD. Evidentemente il talento, non potendo manifestarsi in pista, ha trovato altre strade.
Ma l’esperienza che più di tutte mi ha fatto capire il valore di The Garage sono stati i Canopy Wall.
Parliamo dei famosi muretti sulla linea d’arrivo da cui i meccanici espongono le tabelle ai piloti. Durante la gara puoi entrare lì e seguirne alcuni giri praticamente dalla stessa prospettiva dei team. Io ci sono finito alla partenza. Semaforo. Le moto scattano, prendono velocità e pochi secondi dopo ti schizzano accanto trasformandosi in macchie di colore. Più che vederle, le senti: il sound ti arriva addosso fisicamente mentre stanno ancora accelerando sul rettilineo. In quel momento non stavo più semplicemente assistendo a una gara, ci ero dentro.

Ed è qui che, per me, The Garage fa davvero la differenza. Non rende immersivo il WorldSBK, perché la Superbike lo è già per natura. Prende quella vicinanza e la porta al livello successivo, trasformando un weekend al circuito in qualcosa che assomiglia molto di più a un accesso dietro le quinte.

Come funziona un weekend WorldSBK: Superpole e Superpole Race

Il weekend WorldSBK ha poi una grammatica tutta sua.
La Superpole è la qualifica e determina la griglia di partenza di Gara 1. Fin qui facile.

La domenica mattina arriva invece la Superpole Race, una vera gara sprint. Le prime nove posizioni del suo ordine d’arrivo stabiliscono le prime tre file di Gara 2.

Superpole e Superpole Race, per inciso, non sono la stessa cosa. Perché evidentemente chiamarle in due modi completamente diversi avrebbe reso la vita troppo semplice…
Il risultato è che il format WorldSBK ti mette davanti tre partenze nell’arco del weekend: Gara 1 il sabato, Superpole Race e Gara 2 la domenica.

Tre volte semaforo. Tre volte quella manciata di secondi in cui il circuito sembra trattenere il fiato. E soprattutto azione vera sia sabato sia domenica.
Struttura The Garage powered by Brembo nel paddock, con bancone SBK Garage, tavolini sotto gli ombrelloni e caschi esposti
Cartello con la scritta BOX BOX riflesso nel vetro del muretto box, con le moto che percorrono il rettilineo davanti ai banner Motul

Differenze tra MotoGP e Superbike? Forse la domanda è sbagliata

Quindi WorldSBK o MotoGP? Qual è meglio?
Nessuna delle due. Perché è la domanda a essere sbagliata.
La MotoGP nasce attorno ai prototipi e rappresenta un universo sportivo preciso. Il WorldSBK corre con moto derivate dalla produzione e si porta dietro una cultura diversa, costruita storicamente attorno a un rapporto più diretto fra pista, moto e motociclista.

È probabilmente anche per questo che, dopo tante volte, continuo a tornarci.
Nel 1988 il pubblico di Donington vedeva correre moto che poteva riconoscere dalla strada.
Quasi quarant’anni dopo, al WorldSBK di Cremona, quella vicinanza l’ho ritrovata nel paddock, davanti ai box, nella Pit Lane, sul muretto e a pochi metri dai piloti e dalle moto.
The Garage mi ha semplicemente permesso di togliere ancora qualche metro.
E forse il bello della Superbike è ancora tutto lì: non guardare le corse da lontano. Viverle così vicino da entrarci dentro.

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